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Dapprima giunsero gli Scudi: erano miriadi, costanti nella forma triangolare, diversi per colore, dimensioni, orientamento spaziale; venivano da ogni direzione, aggredendo l'osservatore, proiettili dipinti scagliati dalla lattea dimensione dello sfondo.

Eppure, nel seguire a ritroso le correnti cromatiche lungo cui essi muovevano, si poteva penetrare ben addentro l'impassibile candore dell'invalicabile barriera.

Poi scaturì il Nero, che aprì una via tra la moltitudine degli Scudi ed attraverso il centro di ognuno di loro: passività e protezione, leggi sovrane in quell'universo, furono d'un balzo superate dall'accesso offerto oltre il nitore cieco.
L'anima che si era tanto a lungo celata al di là del limbo bianco entrava ora nel mondo, vestita di calda oscurità: amichevole, si offerse con timido coraggio, un invito ad essere scoperta ed uno sguardo a vedere fuori, oltre gli Scudi che, ormai non più necessari, si dissolsero.

L'anima, che li aveva plasmati, si diede allora numerosi Occhi per esplorare, e li vestì di Maschere, per non essere riconosciuta; erano quelli, per lei, tempi di paura e di rabbia, non riusciva a trovare il Dio che stava cercando e molte emozioni , tanti sentimenti e pensieri contrastanti la tormentavano. Ella li esalò, con essi modellò i lineamenti di altre Maschere e di una si invaghì: quella del Diavolo. Egli volle fare di quel mondo il suo regno: come però sovente gli accade, sbagliò i conti, perchè le Maschere non erano state create solo per nascondere l'identità dell'anima, ma anche per annunciarne l'esistenza.

Dio se ne avvide e mandò in suo aiuto il Sole, che si innalzò ad oriente sul Diavolo trionfante e scese poi su di lui, scacciandolo ed occup8lndone il posto tra le Maschere; il Gramo Usurpatore fuggì nel buio antro, di cui già era antico padrone, portando con sé tutta la perla ed il rancore dell'anima, che fu libera. Il Sole, radioso di giallo ed arancione, era triste nella vittoria perchè sapeva che la sua venuta aveva segnato non soltanto la sconfitta del Diavolo, ma-anche mostrato all'anima l'angustia del proprio travestimento: il tempo delle Maschere volgeva alla fine, i loro molti Occhi si sarebbero presto spenti.

L'anima raccolse il suo coraggio, giovane ed intatto, e fuse i tanti Occhi in un unico Occhio, che pose al centro dell'universo, per guardare, come aveva sempre fatto ma, questa volta, con una differenza: l'Occhio sare.bbe stato il punto di inizio nella costruzione del vero suo volto.
L'Occhio era magico: poteva osservare l'esterno, come qualunque altro e, pure, proiettare fuori di sé i pensieri dell'anima, ciò che costituiva l'attività a Lui più gradita.
Nacque così un mondo di pesci, uccelli, boschi incantati, di creature meccaniche e geometrie ardite, scandito da linee così surreali e colori tanto delicati quanto possenti che subito le fate lo elessero a dimora, per inventare le fiabe ed intrattenervi i loro fortunati amanti mortali, i bambini lo scelsero come luogo di fantasia e di sogni e qualcuno, nei ricordi sbiaditi e stanchi di adulto, lo chiamò "Isola che non c'è" .
L'anima, finalmente, era nata allo Spirito.

Settembre, 1992

Giovanni Ferro

Paola Bona

Paintings  &  Works

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